Editoria Digitale: si muove finalmente qualcosa (di serio). Intervista agli ideatori di Smuuks


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Diciamocelo francamente: l’editoria digitale è oggi in pieno tumulto.
Nuove soluzioni vengono proposte quotidianamente. Nascono come funghi nuove piattaforme che promettono miracoli.
Vengono sbandierati in modo selvaggio prezzi e prestazioni (giusto per stare al passo con l’agguerrita offerta proveniente dall’India !?!).
Ma raschiando, e neanche tanto, in profondità ci si accorge che ‘la polpa’ è veramente poca e che in realtà in tanti si sono buttati all’arrembaggio senza grande cognizione di causa, solo perché sorretti dal miraggio di questo ‘nuovo mercato miracoloso’.
È raro quindi incontrare nuove realtà che si presentano con idee innovative e che, forti di una grande preparazione tecnica, sono capaci perfino di generare impresa.

Questa è stata la piacevole sorpresa che ho ricevuto incontrando Edoardo Ferrini e Alberto Pettarin, i fondatori di Smuuks.

Condivido in questo post il dialogo avuto con loro.
Seguiamoli con attenzione perché hanno parecchio da dire e fanno terribilmente sul serio.

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Qual è il modo migliore per descrivere Smuuks?

Siamo tipografi digitali a cui piace esplorare con metodo rigoroso le potenzialità offerte dai libri elettronici. Il nostro obiettivo consiste nell’ottimizzazione dell’esperienza di fruizione dei contenuti da parte del Lettore.

Come è nata l’idea di Smuuks? 

L’idea di fondare Smuuks è nata a Giugno 2012. Quando siamo entrati in contatto, abbiamo avvertito l’opportunità di costituire una squadra di lavoro per condividere le rispettive competenze. Abbiamo fondato Smuuks perché pensiamo di poter contribuire concretamente alla crescita del settore editoriale digitale italiano, soprattutto dal punto di vista tecnico. Questo proposito nasce anche dall’osservazione del deludente stato attuale degli eBook in Italia: le eccezioni, purtroppo, si contano sulle dita di una mano.

L’offerta di servizi avanzati per l’editoria digitale è oggi sempre più ampia. Perché dovrei preferire Smuuks? Quali sono i suoi punti di forza?

Smuuks vuole differenziarsi da analoghi servizi per l’editoria digitale principalmente per due aspetti. Innazitutto, avendo la qualità del “eBook finito” come obiettivo principale. Prima che addetti ai lavori, siamo noi stessi lettori e abbiamo più volte sperimentato la frustrazione di veder mortificata l’opera di un autore che amiamo da una scadente edizione digitale. Il nostro primo obiettivo è far sì che i Lettori dei nostri eBook non provino mai questa spiacevole esperienza, ma anzi apprezzino il “valore aggiunto” dato dall’edizione elettronica. Già questo concetto, che a noi pare naturale, sembra essere alieno a molti “produttori” di eBook che operano in Italia. In secondo luogo, siamo sperimentatori. Ci piace pensarci come “artigiani del libro digitale”. Usiamo il termine “artigiano” non nell’accezione di “amatoriale, dilettantistico” ma per sottolineare la volontà di sfruttare le nostre competenze tecniche per rendere il più efficiente e personale possibile il canale di comunicazione tra Autore e Lettore costuito dall’opera elettronica. Le nostre scelte tecniche e tipografiche non sono casuali, ma emergono da uno studio scientifico: dall’osservazione delle effettive modalità di fruizione degli eBook da parte dei Lettori, dalla conoscenza e dall’esplorazione delle possibilità tecniche dei vari dispositivi di lettura e dei vari formati.

Il settore editoriale digitale di questi tempi è un fiume in piena, ma offerta ampia non implica automaticamente alta qualità: tutti parlano di ePub, ma pochi probabilmente ci capiscono a fondo. Cosa, secondo voi potrebbe fare emergere realtà innovative, stimolare nuove idee e lanciare nuova impresa?

Hai colto nel segno: come dicevamo prima, abbiamo deciso di fondare Smuuks anche considerando il deludente panorama editoriale digitale italiano. Noi non tolleriamo che siano messi in commercio eBook non validati, eBook il cui testo contiene evidenti e numerosi errori da OCR, eBook illegibili su tablet o eReader per via dei fogli di stile pachidermici, eBook senza metadati, e via dicendo. Pensiamo che gran parte di questi problemi derivi da poca competenza/professionalità dei soggetti che quegli eBook li hanno prodotti, ma parte della colpa ricande anche sugli Editori che quegli eBook li pubblicano (forse per cercare di massimizzare il profitto immediato, a scapito del Lettore e della loro stessa reputazione?).

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Non è un caso che siano sorte associazioni come l’eBook Club Italia con il dichiarato intento di spronare gli Editori a pubblicare libri digitali di qualità e a sensibilizzare gli Autori sul tema. Inutile aggiungere che Smuuks rifiuta logiche commerciali “a breve orizzonte temporale”, e crede che, passata questa prima fase di fermento, soltanto chi saprà realizzare opere tecnicamente eccellenti sarà in grado di sopravvivere.

Come giustamente sottolineavi, da queste problematiche nascono però molte possibilità. Innanzitutto, c’è lo spazio per gli Autori-Sperimentatori di nuove espressioni digitali, che hanno a disposizione un nuovo mezzo di comunicazione (il “libro digitale”), terreno essenzialmente vergine. A nostro avviso, i creatori di contenuti non hanno ancora esplorato fino in fondo e in maniera originale le funzionalità offerte da questo nuovo mezzo rispetto alle edizioni cartacee. Esiste poi l’opportunità per la nascita di nuovi soggetti imprenditoriali (come Smuuks) che aiutino, tramite il loro supporto tecnico, gli Autori ad esprimersi secondo questo nuovo “codice linguistico” e gli Editori a “traghettare” i loro cataloghi pregressi e a “ottimizzare” i nuovi titoli. Infine, ma non meno importanti, sono le opportunità date dall’editoria elettronica di qualità in campo scolastico e sulla società in generale — ma di questo punto, per noi importantissimo, parleremo dettagliatamente più avanti.

Uno dei fiori all’occhiello dichiarati di Smuuks è la competenza tecnica, garanzia di alta qualità negli eBooks. Allora, giusto per stuzzicarvi un pò, vi chiedo: se stiamo parlando di standard, che senso ha parlare di alta qualità? Nello standard non dovrebbe essere per definizione tutto di alta qualità?

Il rispetto degli standard è una pratica professionale non solo importante ma ormai necessaria, anche solo per mere questioni economiche e di immagine, senza scomodare l’etica professionale. Se l’eBook non è conforme, c’è il rischio che non sia fruibile da chi l’ha acquistato: costui non ha giustamente il diritto di ritenersi truffato? E di provare sfiducia verso il Distributore, l’Editore, o, peggio, l’Autore? O, ancor peggio, verso la lettura digitale? Purtroppo sul mercato italiano sono stati e sono ancor oggi messi in commercio titoli che non garantiscono nemmeno questo livello qualitativo minimo.

Fatta questa premessa, il rispetto degli standard non implica automaticamente “alta qualità”. Con una battuta potremmo dire che parlare la stessa lingua è solo un prerequisito per comunicare efficientemente ed efficacemente: rispettare uno standard di formato significa rispettarne la grammatica e la sintassi, ma non vuol automaticamente dire saperne sfruttare le peculiarità.

Ad esempio, lo standard EPUB prevede la possibilità di inserire metadati negli eBook, ma pochissimi eBook in commercio sono dotati di metadati non “obbligatori” (titolo, autore, lingua). Editori, sveglia! Se volete vendere i vostri eBook, devono essere “ricercabili”. E come fanno ad esserlo, senza metadati? Le ricerche full text non fanno miracoli, soprattuto in termini di qualità dei risultati!

Ancora: sono veramente pochi gli eBook pensati per essere realmente letti in maniera funzionale. Non è un caso che la maggior parte degli eBook in circolazione siano opere letterarie (soprattutto narrativa), proprio perché non richiedono particolari accorgimenti funzionali, visto che la loro lettura è essenzialmente lineare (dall’inizio alla fine). Ma per altri generi, ad esempio la saggistica o la manualistica, le cose cambiano:  note a piè di pagina del cartaceo spesso rese negli eBook con dei link in apice che puntano ad una pagina separata. Spesso in questa pagina non c’è il link per tornare al passaggio appropriato del testo principale. Questo non è un grosso problema se leggo l’eBook sul PC, dove tutti i programmi di lettura hanno la funzione “Indietro”; viceversa, molti eReader, specie i più economici o i più datati, non hanno un tasto fisico o una funzione software per tornare al passaggio precedente. Volendo raffinare ulteriormente l’esempio, Smuuks sceglie per le note lo stile “[1]” con altezza pari al corpo del testo, anziché in apice, perché così i link risultano più facili da “premere” sugli schermi sensibili al tocco.

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Per “provare con mano”, invitiamo i Lettori a scaricare gratuitamente l’EPUB della Divina Commedia col commento di Isidoro Del Lungo e le illustrazioni di Gustave Dorè, da questo URL.

Tra gli obiettivi che elencate leggo: “conformità degli eBook agli standard e compatibilità con gli eReader sul mercato.” Visto lo stato dell’arte, le due affermazioni paiono un po’ in contraddizione. Come vedete gli sviluppi futuri? Stiamo realmente andando verso uno standard diffuso o continueremo a produrre a slalom tra le varie marche?

Effettivamente il tasto è dolente e i problemi, che gli addetti ai lavori conoscono fin troppo bene, nascono ovviamente dagli enormi interessi economici in gioco, che fanno sì che Amazon-Kindle usi un suo formato proprietario, Apple-iBooks pure, Adobe venda il suo macchinoso DRM un po’ a tutti gli altri, ma poi i diversi produttori di eReader implementino le proprie aggiunte proprietarie ad ADE, che nemmeno rispetta fino in fondo la specifica EPUB… insomma, stiamo vivendo un’altra “browser war”. La nostra speranza è che, così come iTunes ha eliminato il DRM dalla musica e i maggiori browser ormai supportano gran parte delle specifiche W3C in maniera omogenea, anche nel mondo degli eBook si arriverà a convergenza attorno ad un formato aperto, possibilmente tecnicamente migliore di EPUB3.

Ma non vogliamo svicolare dalla domanda. Smuuks predilige formati aperti (e lavora prevalentemente con software libero) e non impone DRM sui propri eBook, sconsigliandone l’adozione ai propri clienti. Per quanto riguarda la compatibilità inter-piattaforma, cerchiamo di produrre i nostri eBook scrivendo codice il più possibile essenziale e ordinato, usando costrutti supportati dal maggior numero di piattaforme, e riducendo al minimo l’uso degli stili. Facciamo anche ampio uso di fallback, proprio per minimizzare la perdita di qualità nella fruizione, nel caso un particolare artificio tecnico non possa essere reso appieno nell’ambiente di fruizione del Lettore. La nostra piattaforma di authoring, che abbiamo chiamato “raymond” in onore di Queneau, consente di personalizzare in maniera flessibile ed efficiente ogni singolo progetto, producendo eBook ottimizzati per dispositivi diversi. Infine, testiamo ogni formato di un eBook su uno o più eReader/tablet e software di lettura, per assicurarci che effettivamente siano resi come li abbiamo immaginati.

Chi è l’interlocutore di Smuuks oggi? E domani? dove vuole arrivare Smuuks?

La nostra attività mira ad offrire la miglior esperienza di lettura possibile al Lettore. Chiaramente dal punto di vista operativo offriamo i nostri servizi soprattutto ad Editori o altri Addetti ai Lavori dell’ecosistema editoriale, o agli Autori che desiderino autopubblicarsi, ma non scendiamo a compromessi in quanto a qualità del libro digitale finito, perché è il Lettore il nostro principale stakeholder. Per il momento abbiamo in cantiere un paio di progetti nell’ambito dell’autoistruzione musicale e alcune edizioni di critica letteraria, ma siamo assolutamente aperti a discutere progetti interessanti (secondo quanto detto sopra), a prescindere dalla loro natura editoriale, con chiunque voglia lavorare con noi. Quanto ad obiettivi a lungo termine, vorremmo riuscire ad imprimere una svolta radicale (verso la qualità e la competenza tecnica) all’intero mercato italiano, esplorando nuove strade tecnologiche e dialogando con gli altri attori interessati, sia economici sia accademici, culturali o sociali.

A proposito del titolo che avete scelto: Smuuks: smarter books (for a better society): il concetto sotteso è bellissimo, ma ci credete davvero? Secondo voi oggi, quanto vale ancora il legame diretto tra libri e società?

Crediamo ad ogni singola parola e ogni singola parola ha per noi un significato ben preciso. Innanzitutto parliamo di “books” e non di “eBooks”: la tecnologia è un mezzo, non un fine, e ha successo quando diventa ubiqua e permea la quotidianità delle persone senza che si noti. “Smarter” perché non basta prendere un testo e “convertirlo” dal cartaceo al digitale: sarebbe un peccato (se non addirittura controproducente) non sfruttare le peculiarità dei libri digitali. Infine, siamo convinti che il libro, inteso come unità di informazione organica e sufficientemente auto-sufficiente, manterrà certe caratteristiche che sono inevitabile conseguenza della fisiologia umana. Altre si evolveranno, così come si sta evolvendo quest’ultima sotto lo stimolo delle diverse tecnologie. I primi studi scientifici evidenziano come la lettura digitale possa essere più efficiente, nell’ambito dell’apprendimento superiore, rispetto alla lettura tradizionale. Ricerche di mercato hanno evidenziato come i Lettori digitali leggano più libri rispetto a prima dell’acquisto del proprio eReader e come gli eBook consentano di avvicinare gruppi di persone altrimenti difficilmente interessabili alla lettura.

Vediamo grandi opportunità di disseminazione della cultura: basti pensare alla maggiore accessibilità degli eBook (fatti bene) rispetto alle edizioni cartacee. La persona con difetti di vista non dovrà più scegliere cosa leggere in base al corpo del carattere di stampa, perché potrà sceglierlo in base alle proprie esigenze direttamente sul proprio lettore digitale. Allo stesso modo, chi soffre di dislessia può usare un carattere appositamente studiato. I non vedenti, potranno usare il TTS per fruire dell’eBook o di un convertitore Braille per “leggerlo tattilmente”. Qualcuno dirà: “tutte queste tecnologie ci sono già da anni”. è vero, ma ora sono finalmente adottabili da chiunque, sia consumatori sia produttori, in termini economicamente vantaggiosi, su larga scala e in mobilità.

Infine, permettici di sottolineare come queste tematiche costituiscano una perfetta testa di ponte per parlare di software libero, formati aperti, libertà digitali, digital citizenship, tutti temi a noi cari.

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📝

http://www.smuuks.it
Email: info@smuuks.it
Google Chat: smuuks.it@gmail.com
Skype: smuuks (info@smuuks.it)
Twitter: @Smuuks (http://twitter.com/Smuuks)

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