Come non Detto.


Molto volentieri ospito oggi un guest post di lusso.

Marco Cetera (*) ci parla in modo affascinante del suo Come Non Detto. Un’opera ardita, a cavallo tra carta e digitale nella quale la vicenda del protagonista si snocciola in versi che sono in realtà parole o frasi di Altri.

Non aggiungo altro. Lascio che vi spieghi tutto lui per non guastare nulla.

Leggete perché merita veramente.

Screen Shot

Lui: «C’avevo pensato anch’io.»

Io: «Come non detto».

di Marco Cetera

Versi che nascondono un archivio.

Screen ShotÈ da un po’ che si sente parlare di Clockss –Controlled Lots of Copies Keep Stuff Safe-, l’archivio elettronico internazionale nato per garantire la conservazione e la protezione delle pubblicazioni accademiche web-based. A mio avviso, uno degli aspetti più interessanti di Clockss è che si tratta di un prototipo di “dark archive”. Cioè un archivio nascosto, da usare nei momenti di emergenza. Ad esempio, l’uscita dal mercato di un editore, o il guasto tecnico di un server ma anche un evento catastrofico tipo tsunami. Insomma, qualsiasi evento capace di produrre danni irreversibili ai testi elettronici.

Ecco, nel suo piccolo, anche “Come non detto” può essere considerato un archivio nascosto da usare in caso di emergenza.

Come dichiara il sottotitolo, “Come non detto” è un “poema musivo ipertestuale”. Musivo, perché l’opera è composta dall’assemblaggio lineare di 2000 citazioni-tessere di altrettanti autori. Ipertestuale, perché a ognuna delle 2000 citazioni corrisponde un link che consente al lettore del sito di conoscere immediatamente la fonte bibliografica e di leggere la biografia dell’autore a cui quella frase (o parola) appartiene. I rinvii a Wikipedia (riordinati in ordine alfabetico  e tematico nelle rispettive pagine dell’indice) consentono di comporre la basilare costellazione di un sapere che spazia dalla letteratura alla fisica teorica, dai fumetti alla filosofia. Un’operazione che potrebbe essere definita di “enciclopedismo digitale”.

In questo modo, “Come non detto” ricrea in maniera “nascosta” la mappa di un archivio virtuale del sapere. Una mappa nata dall’esigenza – lo ammetto: un’esigenza molto personale – di far fronte alla mastodontica forza centrifuga di dissipazione culturale che agisce nella rete. Una piccola bussola, a disposizione di tutti, che galleggia sul mare magnum digitale.

La digitalizzazione è un fenomeno irreversibile.

Tuttavia, non sarebbe del tutto corretto considerare “Come non detto” esclusivamente come un’opera digitale. La sua natura “musiva”, infatti, è strettamente legata al mondo dei libri di carta. Non a caso i testi citati sono tutti tratti da volumi cartacei. Solo in un secondo momento sono stati trascritti su un supporto digitale e collegati in una rete ipertestuale. Si tratta di un “poema ibrido”, in grado di rappresentare emblematicamente la fase di “passaggio” che stiamo vivendo: la digitalizzazione del sapere.

Passaggio, appunto. Perché tra libro di carta e ebook non vedo alcuna frattura, ma solo continuità. La contrapposizione – totalmente inventata dai media – non nasce da finalità culturali, ma tutt’al più economiche. Forse l’editoria tradizionale ha paura. L’ostracismo e la diffidenza nascono soprattutto perché le case editrici sono ancora impreparate e temono, con ciò, di perdere opportunità economiche a vantaggio di case editrici digitali tecnologicamente più aggressive e competenti.

Una parentesi: il selfpublishing.

(Nella maggior parte dei casi, tutti gli argomenti usati contro il digitale sono paradossali e pretestuosi. Il selfpublishing, per esempio. O quella che in italiano si chiama “autoedizione”. Be’, è un fenomeno che esiste da quando esiste la stampa. Nel 1892, Italo Svevo pubblicò a proprie spese il suo primo romanzo, “Una vita”. Lo stesso vale per Nietzsche, il quale pubblicò a proprie spese alcune delle sue opere più belle: “La gaia scienza”, “Così parlò Zarathustra”, “Aldilà del bene e del male” e “Genealogia della morale”. E gli esempi, ovviamente, potrebbero continuare… A ciò si aggiunga un dato molto semplice [fonte]: le opere autopubblicate in formato cartaceo disponibili nel nostro Paese sono circa 38-40 mila, mentre gli ebook sono circa 6.500 (comprese le versioni pdf del libro cartaceo).

Il selfpublishing, insomma, non è un meccanismo congenito all’editoria digitale, ma fa parte del mondo librario tout court. Senza considerare che molti dei blog online da cui si levano gli strali contro il selfpublishing sono a loro volta selfpublished. Cos’altro è un blog se non una rivista che si autopubblica in rete?)

La tragicommedia della ripetizione.

In ogni caso, il mio obiettivo non era pubblicare, ma raccontare una storia.

Torniamo a “Come non detto” e alla sua trama.

Più o meno consapevolmente, Lui (pro-nome proprio del protagonista) si è macchiato di una grave colpa: l’elaborazione di un Nuovo Linguaggio.

Per questo, dopo un rocambolesco inseguimento, viene arrestato da due sbirri in borghese che lo conducono presso il palazzo del Supremo Consiglio Culturale. Qui, al cospetto del Giudice Supremo, Lui deve dimostrare la Novità della sua invenzione. Ma, messo ripetutamente alla prova, non riesce a tirar fuori nulla di davvero originale. «Tutto è stato già detto!»

Per aver tentato di contravvenire alla Prima Norma del Linguaggio Universale stabilita dal Consiglio Supremo («È impossibile dire qualcosa di nuovo»), Lui viene condannato alla deportazione forzata nella Penisola del Luogo Comune.

Fin qui, tutto chiaro, lineare.

La lettura di “Come non detto” si complica solo quando si inizia a considerare che i 2332 versi utilizzati dall’autore – cioè da me – per raccontare la vicenda di Lui sono in realtà parole o frasi di Altri.

L’ingranaggio letterario mette il lettore di fronte a questa paradossale forma di rifrazione: l’autore sembra essere condannato allo stesso destino assegnato al protagonista della storia che sta narrando. Quale destino? L’impossibilità di dire qualcosa che non sia già stata detta prima.

L’autore narra la vicenda di Lui ma, in modo indiretto, sta parlando di sé.

“Come non detto” è una “storia nella storia”, in cui la vicenda raccontata (livello basso) si ripete nell’aspetto fondamentale dell’atto narrativo che la incornicia (livello alto). Un gioco di specchi “mise en abyme” (“collocato nell’abisso”).

A questo punto il problema è: furto o paranoia?

Certo, da un lato l’autore si appropria consapevolmente delle parole Altrui, in un fraudolento processo di es-autor-azione, ma dall’altro, volendo approfondire o sprofondare nel senso del poema, sono proprio queste, le parole, che sembrano anticipare le intenzioni narrative dell’autore.

Guardarsi allo specchio così intensamente da non capire dove sta il riflesso e dove l’originale in carne e ossa: questo è l’effetto che volevo raggiungere.

Marco Cetera

📝

Come Non Detto può essere letto online oppure scaricato in formato ePub da questa pagina

Marco Cetera

(*) Pugliese, classe 1974. Prima copywriter, poi direttore creativo in alcune importanti agenzie pubblicitarie di Milano. Dal 2010, vive e lavora a Trieste.
Contatti: LinkedIn – Twitter: @ComeNonDetto

One response to “Come non Detto.

  • Giorgio Pezzin

    Interessante e originale, ma secondo me sterile. Cosa significa?
    L’apoteosi del copia-incolla e un grande spreco di lavoro e di tempo.
    Tuttavia Marco Cetera è un pubblicitario e l’opera si inquadra bene nel suo settore dove quello che importa è stupire e quindi venire ricordati. In questo senso ha centrato l’obiettivo, credo.
    Anche se poteva essere più breve. Ma non è una critica negativa, anzi. Apprezzo il tentativo, l’esplorazione e si potrebbe continuare ad indagare…da questo punto di vista, grande lavoro!
    Saluti

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