IDPF cerca possibili sistemi di protezione?


No entrance - by Mattox's - October 2009

No entrance – by Mattox’s – October 2009

Detta come da titolo potrebbe preoccupare e molto. In realtà, dalle prime info che si hanno, la questione è leggermente diversa.

Si tratta di una bozza di un nuovo documento che vuole trattare impieghi e requisiti per una eventuale tecnologia di protezione definita ‘leggera’.

Cosa voglia dire ‘leggera’ è presto per dirlo. A leggere pare si tratti di una soluzione a metà strada tra il DRM totale e ‘la libertà’.

Ma il documento vuole essere prima di tutto un sondaggio per capire cosa ne pensano gli interlocutori, e anche quanto questi ultimi ritengano prioritario questo argomento rispetto ad altri già esistenti.

IDPF non ha preso nessun impegno e non sa se questa cosa verrà realizzata. Diciamo che ha buttato giù l’esca per vedere cosa succede…

Le argomentazioni di partenza di IDPF sono condivisibili:

i DRM imposti dai principali editori per impedire la copia oppure dai produttori di devices per vincolare al loro marchio, hanno di fatto frammentato il mercato degli eBooks. Nonostante  non sia assolutamente chiaro e quantificabile se il DRM prevenga o meno la pirateria. (Personalmente sono convinto di no!)

Quindi, continua il documento, l’adozione di un metodo standard per la protezione dei contenuti che allenti leggermente le maglie del controllo, anche aumentando in certa misura la condivisione, favorirebbe una maggior diffusione dei testi digitali opponendosi di fatto alla frammentazione di cui sopra.

Prima di alzare barricate, non dimentichiamo che la protezione non riguarda sempre e solo l’impedimento alla copia/distribuzione, ma in certi casi può riguardare anche la tutela dei dati personali dell’acquirente. E soprattutto informiamoci obiettivamente e seguiamo gli sviluppi.

Vedremo…

Commenti da parte tua?


2 responses to “IDPF cerca possibili sistemi di protezione?

  • Alberto Pettarin

    Per brevita’, credo che la proposta IDPF possa sintetizzarsi cosi’: “Vogliamo una piattaforma di DRM unica per tutti i vendor, “standardizzata” da IDPF e, gia’ che ci siamo, chiamiamola “Lightweight” cosi’ magari i lettori la digeriscono meglio.”

    Mi pare che l’estensore abbia in mente qualcosa simile a un watermarking con crittatura; infatti dice:
    “Therefore, a lightweight DRM should be a technology that clearly enjoys protection under anticircumvention law. Technologies such as “watermarking” (inserting data about the user, retailer, and/or content into the file) do not qualify.”

    Qui sorgono svariati problemi tecnici, in cui non mi addentro perche’ qui mi paiono piu’ interessanti gli aspetti “commerciali” (o “psicologici” o “filosofici”, se preferite).

    Innanzitutto Rosenblatt pare credere nell’esistenza di “Heavyweight” e di “Lightweight” DRM. Spiacente, signor Rosenblatt, non e’ cosi’. E’ vero che esistono vari gradi di “interferenza” di un sistema di DRM sull’esperienza di fruizione da parte del lettore, ma dal punto di vista filosofico un sistema DRM rimane un sistema DRM, ovvero un meccanismo per limitare le liberta’ digitali di un utente. Peggio: spesso le limitazioni sono arbitrarie e irragionevoli. Un esempio: lettura di un eBook su al piu’ sei dispositivi, suona familiare?

    Peggio ancora: i consumatori stanno chiedendo a gran voce di usare il watermarking per gli eBook, al posto dei vari DRM proprietari. Le motivazioni, a differenza di quanto vuol far intendere la proposta di IDPF, non sono solo di praticita’ nella fruizione del contenuto o di riduzione della frammentazione dei formati: mi pare piu’ che evidente che i consumatori non vogliano sentirsi limitati nella loro liberta’ digitale quando intendono esercitare un diritto sul contenuto simile a quello che acquisiscono quando comprano un libro cartaceo: possibilita’ di sottolineare, copiare, annotare il testo; possibilita’ di prestare o vendere il libro; possibilita’ di fruirlo sui dispositivi e nelle situazioni piu’ congeniali (senza che qualcuno “ti spii alle spalle” per controllare che tu stia rispettando una cervellotica licenza d’uso) e via discorrendo.

    Il fatto sorprendente e’ nonostante si sappia che la scelta del watermarking non danneggi affatto i proventi degli editori/distributori/autori, questi ultimi si ostinino a voler imporre il DRM sui propri contenuti, pur sapendo (o forse volutamente ignorando) che ogni DRM e’ tecnicamente inefficace, come dimostra la pletora di tools per rimuoverli, soltanto per godere della (molto teorica) protezione data dalle “anticircumvention laws”.

    A mio avviso l’unico caso d’uso interessante citato da Rosenblatt nella sua proposta e’ il supporto al digital lending per le biblioteche pubbliche. Il punto e’ stato variamente discusso, anche in Italia, e non voglio addentrarmi nelle conseguenti polemiche. Mi preme pero’ sottolineare come non abbia senso propugnare un sistema di DRM (sottointendendo che debba essere adottato per tutti gli eBook) e addurre come motivazione il supporto al digital lending: e’ come sostenere che tutte le automobili dovrebbero essere dotate di tassametro, perche’ alcune possono essere usate per il servizio taxi. Sarebbe auspicabile che le biblioteche pubbliche avanzassero una loro proposta di un sistema DRM condiviso e aperto (= verificabile dal pubblico) specializzato per il prestito librario (inteso come possibilita’ di fruire di un eBook per un tempo limitato), che non sia “manipolabile” da una singola lobby di editori/distributori/DRM-makers e che non richieda una royalty d’ingresso a chi voglia adottarlo.

    A riguardo, chiudo il commento sottolineando quello che secondo me e’ il punto piu’ assurdo di questa proposta e che ne rivela la vera natura:
    “The resulting EPUB LCP specifications, implementation, and related information would likely be published under licensing regimes. That is, content distributors and reading system suppliers would need to execute separate agreements with IDPF to obtain permission to use EPUB LCP and access to the specifications and reference implementation(s). Use of the technology would be expected to be charged on a cost recovery basis.”

    In altre parole: IDPF propone un piattaforma di DRM standard, ma non un formato aperto e implementabile da chiunque. Invece di molti “walled gardens”, un unico, gigante “walled park”. Io continuo a preferire i giardini pubblici…

    • jeanpaul27

      Si Alberto è proprio così. DRM è sempre DRM; chiamiamolo liscio, gassato o … ma sempre di DRM si tratta. Ed è sempre un limitare la libertà di fruizione.
      Non entro nel merito perché le mie conoscenze sono abbastanza limitate; di sicuro mi sento di dire che si tratta sempre di una risposta sbagliata ad un problema mal posto.
      Urge trovare soluzioni diverse che tutelino soprattutto il lettore e la condivisione dei contenuti.

      Grazie per il contributo!

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